Mar 26, 2020 - Senza categoria    No Comments

Charles Mingus – Promotional e Review copy – Ah Um – Three or four shades of blues

#RESTOACASACOLJAZZ

Certo he ci resto a casa! Col … Jazz!
Ci sarebbe da rispondere così a chi diffonde e dispensa ogni minuto comunicati, avvertimenti, multe e decreti. La paura così non passa mai. Angoscia che ho lenito con Mingus oggi. Sia in versione Hi-Res (arghhh che vorrdì niente vinili?) che su disco nero.
Oggi mi è capitata tra le mani, anzi mi sono capitate, un paio di review copy. Sapete quelle che le case discografiche mandavano alle Riviste, radio o giornalisti musicali per una recensione o per essere mandati “on air”?
Ebbene, una è il classico, bellissimo, immancabile  “Ah Um”, prima stampa Stereo – Promotional Copy  – manco tanto per

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scherzo. Roba seria. A dispetto delle copie mono l’etichetta è tutta bianca e non con gli “occhi” rossi.

bdr

 

Ma impresso sopra l’etichetta c’è un numero di serie che termina con un 1AA sul primo lato. eccitante pensare che sia una delle primissime copie uscite dal primo master stereo Columbia di questo capolavoro del ’59. Sara così ? Mi va di sognare che abbia un pezzo di storia a casa mia….

Ecco come appare sul retro del vinile il mio eroe :

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Ma non tutte le chicche costano un occhio della testa, ci si può imbattere in review copy sinceramente meno costose e ancor più stimolanti :
Bellissimo è questo disco del quarto Mingus (come lo definisco io visto che attribuisco almeno 4 stagioni artistiche a Charles ) .
Si tratta di Three or four Shades blues. Caratteristico per la presenza di ben tre chitarristi definiti rock-fusion nella lettera ciclostilata su carta intestata Atlantic che ho trovato dentro questa copia per Riviste specializzate. Eh si, almeno in parte compensa la cattiva abitudine che c’era in Columbia di attaccare una targa sulla copertina con evidente la destinazione a promotional copy dei vinili destinati ai Media.

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Così oltre a godermi la musica, mi leggo doppie note : di retro copertina e di curriculum ,come le definisco io, da parte della Atlantic.

bty

Ma Charles Mingus ne aveva bisogno? A quanto pare nel 1977 sembrerebbe proprio di si. tra transatlantici prog in rotta , locali e annesse band rock della Grande Mela e nuove creste Punk emergenti in UK, Mingus passava proprio inosservato. Meno male che ci pensa il tempo a dare il giusto peso ed importanza alle cose. Come nella vita. E’ solo dopo, ma molto dopo gli anta, che si comprendono gli aspetti importanti della vita ….. e ce se ne rammarica.
Un caro saluto.

Mar 20, 2020 - Vinyl jazz lp's    No Comments

#MONKINTOUR – Thelonious Monk in Europe – Vari Lp’s –

Così non ci resta che sognare di andare ai concerti, di organizzare eventi, di vedere gli amici.

In tempi di quarantena (che fa rima quasi con quaresima) ci manca tutto quello che non avevamo capito essere una ricchezza. La libertà. ora siamo prigionieri, è un dato di fatto. Ma un dato di fatto era anche che Monk era dal 59 che non entrava in studio a registrare un album per la Riverside. Ma aveva degli obblighi contrattuali da risolvere. fu così che :

 

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ma non finisce qui, oltre alle registrazioni del 61, che chiusero definitivamente gli obblighi contrattuali di TM vi sono tanti, ma proprio tanti concerti Europei che seguono quell’anno e che fanno capo ai tanti Tour tenuti da Monk in europa fino al 1970. Sicuramente quello del 1961 è da ricordare per la discesa del quartetto in Italia. L’intervista dell’allora Direttore di Musica Jazz , Arrigo Polillo, la potete ritrovare nello speciale a Monk dedicato uscito oltre due anni fa in occasione del centenario. Qui in questo Link Polillo stesso ci spiega l’impressione che Monk fece su giornalisti, critici e parte del pubblico.

http://centrostudi.sienajazz.it/libroSJCap17.asp?lang=eng&vis=5&fcs=2

Intanto ecco l’oggetto del desiderio, una semplice, economica ma efficace stampa italiana di inizi ottanta. Comprata nel nostro negozio di Civitavecchia, assieme ad altre che ancora suonano sul mio giradischi. Serie OM (che sta per Original Master).

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A quanto pare fu piuttosto avventuroso registrare questo concerto, i ricordi di questo appassionato sono molto belli e rimandano ad una Italia con tanta voglia di raggiungere ed eguagliare il mondo intero. Sia nella tecnica che nell’arte. Magari una imprecisione nell’articolo che vi posto c’è. L’Ampex usato non può essere il 350, si portatile, ma solo un due tracce e per giunta da 1/4 di pollice. Il tre tracce era il modello 300…..

https://albertini2014.wordpress.com/2016/09/28/thelonious-monk-in-milan/

 

ecco un confronto tra i due gioiellini …..

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Ancora sul quel Tour, si evince dalla Biografia Discografica di monk la presenza 8e ce lo conferma non parlandone bene Polillo) del trio di Bud Powell, grande amico di Thelonious che voleva rilanciarlo e solamente con lui avrebbe potuto condividere un Palco : per uniche e sincere ragioni di amicizia. A quanto pare non v’è traccia sonora di questo trio, ma di modeste incisioni anni sessanta del trio di Powell ve ne sono diverse. Alcune anche buone.

Ma torniamo al pubblico europeo , al suo calore ed anche , a tratti, competente pensiero. Monk amava parigi, l?Italia e l’Europa in genere. Trovare (quasi) sempre una accoglienza positiva lo spingeva a ritornare in Tour anche anni dopo. Ai tempi del contratto con la CBS  (tra il 62 e il 69 circa) la cosa si ripeté. Sono tante le incisioni, daRadio Concerti ora tradotti in cd, da registrazioni pirate ora anche in vinile…insomma eccone una mia carrellata in vinile. Ma ve ne sono alcune esclusivamente in CD che valgono veramente la pena ascoltare. Per consigli postate commenti. ve ne sono grato.

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Parigi, Amsterdam, Copenaghen, Stoccolma….tutte a metà anni sessanta….tutte molto stimolanti e a prezzi onestissimi

 

Mar 20, 2020 - Vinyl jazz lp's    No Comments

#IORESTOACASA – Thad Jones & Mel Lewis – Potpourri

 

In tempi di quarantena.

#IORESTOACASA

               è diventata la scusa, per me, per finalmente sistemare meglio i miei vinili disseminati su più particelle e sub catastali.
Non che la cosa cambi molto, perlomeno ora, si fa per dire, un “pugno” di vinili campeggia in un unico ambiente , ben messi e facilmente rintracciabili. Almeno per il sottoscritto, visto che l’ordine alfabetico è disseminato su più mobili ed esclude alcuni musicisti riposti in scaffali a parte. Anyway, la cosa mi ha impegnato un poco schiena e braccia (duro il lavoro degli appassionati di vinile) che a differenza dei files pesano non solo bytes ma… chili!
Alla fine mi restano fuori una decina di titoli che …riascolto mentre metto sotto sforzo muscoli che non lavoravano da decenni.
Tra questo manipolo di esclusi mi capita tra le mani un disco che avevo (al solito) ascoltato con distrazione e lasciato nel purgatorio dei senza fisso scaffale.
Si tratta del disco “Potpourri” della coppia Thad Jones & Mel Lewis e relativa Orchestra. registrato nel 1974, periodo invero poco riconosciuto come d’oro per il jazz.

Innanzi tutto segnalo gli ultimi due brani per lato, due rifacimenti di conosciutissimi brani di Steve Wonder interpretati in una maniera così nuova e coinvolgente da meritarsi l’attenzione di tutti noi, appassionati di musica in senso lato, soprattutto la finale “Living for the city”è una piccola gemma che conclude un album veramente ben suonato dai vari musicisti partecipanti. Alcuni dei quali veramente di notevole spessore e caratura.

Ecco il simpatico retro che ritrae tutti i musicisti , uno ad uno, con tanto di indicazione del segno zodiacale (?)

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Abbiamo Billy Harper al tenore, Pepper Adams al baritono , Jon Faddis alla tromba solista, George Mraz al contrabbasso oltre ai nostri due protagonisti. Che dire, la penna e gli arrangiamenti di Thad Jones fratello (forse meno famoso fra rockettari) di Elvin, batterista del famoso quartetto di Coltrane, e di quell’elegante caposcuola del pianoforte di mr Hank Jones.

Qui la foto dell’etichetta, la mia è solo una ristampa Jap, ma si sente benissimo, dinamica il giusto, tonalmente corretta e vivace il giusto.

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Insomma Thad, semmai necessario ripeterlo, si afferma come uno dei compositori ed orchestranti migliori che il jazz abbia conosciuto. Buon per chi si avventura in questo economicissimo ma altrettanto bel disco.
la mia è una versione stampata dalla Sony Giapponese per il mercato interno ed acclude una intervista di due pagine assai interessante.
Per la serie, tanto a poco prezzo : mettetelo in lista spese, visto che in questi giorni state spendendo di merendine e birre uno sproposito, forse Potpourri ci sta….e fa meno male alla salute!

PS Ma che belli questi ritmi un poco funky, molto Soul, questa atmosfera che abbiamo perduto un po grazie alla tecnologia che licenzia musicisti ed assume licenze VST.

Dic 28, 2019 - Senza categoria    No Comments

Appassionati della musica anni 40-50-60 … passate al MONO! Avventure di un ex audiofilo.

Non so oramai tenere il conto degli anni.

Sarà almeno un quarto di secolo che bazzico qualche sala hifi, qualche manifestazione audiofila. Sono anni che non compro più riviste di settore e la voglia nonchè il budget erano estinti. Oramai avevo raggiunto la pace dei sensi. Ma quest’anno, galeotto un venditore italiano con interessanti dischi esclusivamente mono, mi si è accesa una lampadina. Perchè non provare una testina mono?

in men che si dica …. ta – daaah!

Testina Mono Audio Technica

Testina Mono Audio Technica

Già con questa testina vidi un altro mondo. Un mondo dove i fruscii tipici dei dischi molto vecchi ci si abitua ad incontrare. Ma non finisce qui la mia seconda giovinezza audiofila, conosce un altro oggetto misterioso e quanto mai economico. Questo scatolo…..

Tisbury Audio Phono mm/mc

Tisbury Audio Phono mm/mc

Una goduria, costa quanto una cena con la famiglia ma , vi assicuro, vale ogni penny speso. Acquistato sulla fiducia (riposta in un paio di persone serie che scrivono rispettivamente su un sito audiofilo e su un Form per appassionati) , mi ha sorpreso per bellezza estetica, funzionaltà e versatilità. E soprattutto per il suono. Giusto , pieno e ottimo anche con le mc a bassa uscita.

Mi sono fermato qui, suggerisco, infine, un acquisto definitivo per chi voglia arricchire la propria collezione di vinili con degli Lp Mono, una testina MC Ortofon che mi ha sorpreso realmente. Qui il rumore praticamente scompare, dischi vg diventano quasi più che eccellenti, una dinamica paurosa e a dispetto del basso voltaggio di uscita la sensazione di volume alto è decisamente realistica. La Ortofon Quintet Mono vince a mani basse. Acquisto hifi dell’anno! E vai.

Ortofon Quintet Mono

Ortofon Quintet Mono

 

E vai, allora, di mono. A tutto spiano, che goduria. Quasi quasi mi piace più il mono dello stereo….oops!

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Dic 28, 2019 - Vinyl jazz lp's    No Comments

Stan Levey – This time the drum’s on me – Bethlehem 1955 mono

Una su tutte : a me piace il jazz freddo!

E così sono in pieno disaccordo con una signora che quella sera di settembre ha dichiarato che il jazz freddo non le piaceva. Eppur faceva caldo…. forse voleva solo tirarsela solo un poco visto che Guidolotti e Tazzini ci presentavano un programma di brani di Gershwin condotto dal Saladini. Ma sono cose di provincia che poco interessano.

Quello che interessa è invece la riscoperta, ogni tanto ci ricasco, di un’epoca. Un genere, una genesi di artisti. E’ quello comunemente definito jazz della West Coast. Molto vario e per niente monotono. Soprattutto allegro, trascinante, tecnico ma mai fine a se stesso. Arricchito da copertine deliziose ed etichette estintesi dopo anni, ma dall’estetica musicale ancor fresca e piacevole.

Non fa eccezione questa , quasi storica, incisione . Ci sono i migliori esponenti dell’epoca, in una arrembante sequela di tracce con potranno lasciarvi indifferenti.

Ecco la simpaticissima copertina :

Copetina Stan Levey

Copertina Stan Levey

Ma il bello deve venire, al Conte Candoli alla tromba (parleremo dei fratelli Candoli penso), Frank Rosolino al trombone , si aggiunge il grande Dexter Gordon al sax tenore. Ed allora sono scintille. Riconoscibilissimo fin dalla prima nota, riscalda la session come pochi. Grande jazz, grande musica, grandi interpretazioni pop.

Le informazioni consuete sul retro

Le informazioni consuete sul retro

Prima di chiudere vi posto un esempio: il brano che Dexter scrive ed interpreta benissimo, dedicato all’evento.

 

https://ulozto.net/file/MFCbXJDEv1lz/stanley-the-steamer-mp3
per chiudere : l’etichetta…. deep groove !

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Ago 28, 2019 - Vinyl jazz lp's    2 Comments

Stanley Cowell trio – Sienna – Steeplachase lp – SCS1253 – vg++

Un mondo perfetto non avrebbe bisogno di sottolineare, richiamare, evidenziare, ne reclamare attenzione.

Ogni cosa , anzi ad ogni artista, spetterebbe il posto, la fama, la riconoscenza che merita.
Ma siamo in Italia. Il paese più imperfetto di un mondo già di per se imperfetto.
Per cui, chi mai potrà ricordarsi di Stanley Cowell?
Lo facciamo ora.
Con una bellissima prova in trio. Un disco di una bellezza straripante, già al primo ascolto ci si meraviglia e ci si chiede per quale motivo non meriti quanto già enunciato all’inizio : il posto e la riconoscenza che merita. (di seguito la copertina)

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Voglio essere cattivo. Teniamocelo ben stretto e segreto, io e chi con me condividerà questo piccolo gioiello in Trio. Commenti e recensioni sono superflui. Ora il resto delle foto di rito, retro copertina ed etichette.

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Catturato dal vinile, stampa danese originale, il titolo del disco è Sienna , con un Denon DP5000 , braccio Jelco 750D, AT150con cartuccia 440mbl e pre phono MM interno a Luxman SQ38FD amplificatore valvolare giapponese.

De cliccato e tolto hum di step-up vari e corrente domestica. Buon ascolto! e….shhh non lo dite a nessuno …. ora i link del mio vinile rippato in formato mp3. Ho, ovviamente anche il formato Hi-Res 24/96. (lato a)

https://uloz.to/smazat/rY1MD07pch5z/12296555615430938624

e il lato b

https://uloz.to/smazat/WACRQpAeBPBp/3755734636521337856

 

pS dedicato ad un amico che apprezzerà molto ….

Ago 3, 2019 - Vinyl jazz lp's    No Comments

Il Classico trio di Ahmad Jamal – All of You – Argo, Stereo, Blue Label first press

Oramai posso dire di essere diventato un collezionista. La cosa non mi fa un particolare piacere ma , ammetto, di avere il profilo con tutte le caratteristiche che contraddistinguono il soggetto. Per fortuna ho ancora una parte di me che è curiosa, amante di altri generi ed anche abbastanza autocritica.
Ora il collezionista è sempre a caccia di rarità, vuol pagarle poco, ma se ci spende una fortuna non è meno contento, anzi.
Spesso la prima cosa è postarla sul proprio blog, su Instantgram o mostrarla agli amici per renderli invidiosetti. Ci sono i Gruppi su Facebook, i canali con i youtubber che mostrano vinile e stanzetta caveman con tutta la loro collezione (a dir la verità di una qualità video ed audio pessima).
Insomma, mostrare il frutto di tanta fatica è motivo di orgoglio.
Vorrei tradire questa insana caratteristica dei collezionisti. Io i miei pezzi da novanta li tengo custoditi e lontani dai riflettori. Tanto ci pensano gli altri. Meglio, molto meglio anche per il lettore, scoprire piccole perle e artisti invero sempre poco nominati. Ingiustamente Ahmad Jamal non trova lo spazio che meriterebbe nei Media anche non specializzati.
Autore di un raffinato quanto swingante jazz, debitore dei grandi pianisti afro americani degli anni 30-40 , Ahmad Jamal ancor oggi è attivo. Da poco uscito il suo album Marseille, forse diminuita la sua attività concertistica. ma ha la sua età.
Protagonista negli anni d’oro del Jazz. Alla guida di un trio che oserei definire leggendario. con Israel crosby al contrabbasso e Vernell Fournier, mi ha deliziato con le sue semplici linee melodiche, via via arricchite con intermezzi dinamici e ritmicamente sempre nuovi.
Uno dei tanti, bellissimi, album usciti per la Argo è questo All of you. Registrato dal vivo all’Alhambra in Chicago, nel giugno del ’61. Fa da cornice ad una serie di incisioni iniziate quasi sei anni prima per la stessa etichetta e che raccomando, caldamente, di raccogliere. lentamente , ma con risolutezza. Difficile quale sia l’lalbum più bello. E’ la sua opera per intero che ha un valore maggiore della somma delle parti.
la Mosaic ha pubblicato (solo nell’innominabile CD) la sua produzione su Argo, ma da materiale scadente, infatti distorce, ha un livello Loudness talmente elevato da sembrare una raccolta di brani dance. Purtroppo sappiamo che gli originali master sono andati persi e questo passa il convento. A meno che non diate la caccia ai vinili originali. Sappiate che è divertente, costa relativamente poc (si va dai 20 ai 35 dollari per una copia da almeno VG+ originale). Potete comprare le edizioni con label grigia Mono, oppure nera, la Blu stereo (se già disponibile) o la bianca delle review copy.
Insomma ce ne sono per tutti i gusti ma, affrettatevi.
Posterò le immancabili immagini. Prima l’etichetta, col tipico deep groove, solco circolare pressato a cerchio attorno le scritte sulla Label.

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Ora la copertina ci mostra un rilassato ed elegante Jamal….

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Infine il retro, con due righe scritte dallo stesso pianista….

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Un saluto e alla prossima chicca … economica

Giu 27, 2019 - Senza categoria    No Comments

Tijuana Moods, ovvero il luogo della perdizione (non solo di Mingus)

L’edizione di questo disco, pubblicata nel ’62, è originale italiana. Comprata in un negozio romano sorto sulle ceneri ben spente di un ancor più famoso negozio Disfunzionante di quartier San Lorenzo. Scontrosità e scortesia lo contraddistinguono, ma per una volta (dopo averci comprato online una copia top di Coltrane) una visita era doverosa. Prima ed ultima.

Non so se Charles Mingus fosse scontroso quanto il tizio del negozio, ma sicuramente non gli girava bene in quei giorni, come lui stesso racconta nelle note del disco. Faccio notare che nell’ edizione italiana sono tradotte dall’americano, roba di altri tempi . Insomma, perduta una moglie si fa accompagnare dal fido amico e batterista Danny Richmond per un grassa vacanza fatta di gozzoviglie, vino, donne e gioco. Non parla di risse ma, pensandoci bene, mi immagino tavoli rotti come nelle migliori scazzottate di Zorro, con tutti quei tipi con i sombreros. A parte gli scherzi, una versione stereo originale NM che pagai poco più di un cd e che fa la su figura in una collezione fatta non solo di originali USA o di pregevoli ristampe per audiofili.

Guardando la copertina, si rimanda al racconto di Mingus sugli strip-tease, ed al fatto che oggi il luogo della perdizione non esiste più. Esiste la perdizione, ma non è più fisicamente allocata in nessun posto. Una volta lo zio portava il nipote alla casa di tolleranza, volevi giocarti tutto il patrimonio e andavi a Las Vegas . Tijuana Moods era uno di questi posti. Dedicarsi alla perdizione, con un viaggio. Con un obiettivo da raggiungere con scientifica caparbietà. Oggi ti colleghi al web e ingoi una pillola colorata. E il gioco è fatto…..

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Sul retro, le famose note di Mingus….

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Infine, l’immancabile immagine della Label. RCA nella versione italiana anni sessanta, visto l’argomento ho postato il lato B!.

Ora che ci penso mi manca una bella versione mono. (del disco cosa altro sennò)

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Resto combattuto, è un gran disco, ma sicuramente è tra i meno “sinfonici” di Mingus. Qui la parte istintiva di Charles è più evidente, anche gli spazi e le lodi per i collaboratori, sono più dovute all’emozione che essi suscitano. Mingus resta, per me, una pietra angolare sulla quale costruire una qualsiasi discografia. Qualsiasi.

 

Ecco il mio vinile :

https://ulozto.net/!7eBbIU7lREOs/charles-mingus-tijuana-moods-italian-62-press-zip

 

 

 

Giu 27, 2019 - Vinyl jazz lp's    No Comments

Teddy Charles, evoluzione della Musica (non solo jazz)

Finalmente mi posso ascoltare due dischi, un lungo periodo poco fortunato mi ha privato di musica e anche di una vita normale.

Ora le cose vanno meglio e festeggio con due dischi, così lontani nei tempi di acquisto ma a nome dello stesso autore .

Parlo del vibrafonista, compositore, didatta, Teddy Charles. Già nel ’53 un nutrito gruppo di musicisti, amici, sperimentatori registrava, in collaborazione genuina come recita il titolo, alcune sessioni dapprima pubblicate in forma di 10 pollici. Poi raccolte in edizione long playing. Ed ecco Collaborations. Infine un paio di anni dopo con l’album Evolution. In questo gruppo di musicisti, che non appaiono tutti in questi due album, annoveriamo Jimmy Giuffré, George Russell, lo stesso Charles, i fratelli Farmer, Mal Waldron, Jimmy Raney ma soprattutto Teo Macero e Charles Mingus. Insieme, separatamente , in piccole formazioni, in diversi contesti ed anche etichette (se penso alle registrazioni Savoy e Debut ) comunque sia accomunati dalla voglia di uscire dalla recente rivoluzione del be-bop e per niente ansiosi di ripetere quanto sta accadendo nella parte East degli Usa, cioè nella Grande Mela. La nascita dell’hard bop.

Intanto un scatto della copertina di Collaboration, versione italiana del 1983.

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L’etichetta riporta un numero di catalogo/serie diverso da quello adottato dalla casa madre, bensì un suffisso OM (Original Master sembrerebbe) OM2007

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In altre parole un accurata edizione, almeno per quanto concene l’audio, spettacolare e , nonostante sia del 1952, ancor fresca e vibrante. Vabbè c’ha messo le mani il solito Rudy si scopre…. “remastered by Van Gelder”. Made by Fonit Cetra Italy

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Vi accennavo anche al secondo lavoro passato sul mio Denon stamattina. Evolution mi è stato spedito da un simpatico venditore svedese che mi manda gli auguri del 2019 con una cartolina. Carino, ma anche il disco. Rating VG solamente , ma suona come un VG+ decisamente. Prima stampa Prestige, indirizzo 446, ne ho veramente pochi di queste date. Di solito costano tre cifre anche se solo VG.

Eccolo al lavoro!

 

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Sotto la luna Prestige gialla, un mare nero come il petrolio ed una nave che con molta sicurezza lascia l’approdo per avventurarsi tra le prime ond…oops, solchi. Testina Audio Technica gold 150 Vintage, ma puntina modernissima 440mbl viola.

Ecco la copertina e il resto

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E le note sul retro

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Anche qui le sessioni sono due del ’53, come il precedente lp, e del ’55.

Mi è venuta voglia di ripescare gli altri dischi della combriccola. tipo Il Jazz Workshop di Mingus, le prime formazioni di Russell o il lavoro solista di Teo. Macero! Alla prossima.

 

Giu 2, 2019 - Senza categoria    No Comments

La solita Biondona che canta Jazz in trio ….. Monica Zetterlund e Bill Evans

In mezzo a tante voci di gattine, micie in cal… jazz, accompagnate da traslucidi Steinway & Sons, che interpretano i soliti standards, magari incisi per audioetichettefighepersfigatiaudiofili. Insomma, ma quante ne capitano, una che si salva è la grande Jessica , le altre sono solo caricature.

Ma una grande interprete del songbook americano e delle composizioni di Bill Evans è stata Monica Zetterlund. Un film che la riguarda è stato prodotto unicamente per i paesi scandinavi, pluripremiato ha alla fine ottenuto un piccolo successo anche tra gli appassionati. Il DVD è in lingua originale (svedese) con sottotitoli in inglese e la storia, seppur un poco marcata nei rapporti padre e famiglia, è sufficientemente veritiera e godibile. Soprattutto un appassionato di musica, che almeno dichiara di esserlo , dovrebbe vedere all’opera la protagonista del film, la cantante  Edda Magnason, tra l’altro esibitasi anche dal vivo in jazz club in america, sempre sulla scorta del mini successo del film ” Monica Z”

Ma torniamo alla Zetterlund e Bill Evans. Disco stratosferico che fa il paio al duo di Bill con Tony Bennett. Da avere assolutamente per ogni amante della canzone. Magari evitate di prendere il cinqucentesimo disco di cantanti italiani e prendetevi i due che vi ho consigliato.

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Uscito per la Philips svedese, ristampato in Giappone un paio di volte almeno ho proprio una versione in vinile Philips Japan, decente VG+ molto buono.

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Vi regalo il lato a rippato per intero, senza correzioni di rumore o click. Liscio come l’acqua.

    https://ulozto.net/!BlP2FJv5Qor5/monica-zetterlund-and-bill-evans-trio-monica-valtz-24-48-vinylrip-lato-a-mp3

 

Acqua e sapone era anche Monica, sotto nella foto del retro dell’album con Bill.

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ah, uno sguardo anche Jessica se lo merita :

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